Junnan - Chinese tutor - Torino
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Junnan - Chinese tutor - Torino

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Junnan

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Junnan - Chinese tutor - Torino
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Native Chinese speaker, student of Linguistics in Turin, offers tailor-made lessons in pronunciation, conversation and writing

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Junnan is one of our best Chinese tutors. High-quality profile, verified qualifications, a quick response time, and great reviews from students!

About Junnan

My name is Junnan, I am a native Chinese speaker originally from Liaoning and I live in Turin, where I study Modern Linguistics at the University of Turin. For five years I have been helping students of all ages study Mandarin, transforming my passion for languages into a communicative and engaging method. I believe that correct pronunciation and cultural context are fundamental: this is why I integrate phonetic recordings, role-plays and authentic materials into every lesson. My goal is to create a trusting environment where you can speak with confidence and discover the richness of Chinese culture step by step.

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About the lesson

  • Primary
  • High School
  • NCEA Level 1
  • +12
  • levels :

    Primary

    High School

    NCEA Level 1

    Adult education

    A1

    A2

    B1

    B2

    C1

    C2

    Other

    Beginner

    Intermediate

    Advanced

    Kids

  • English

All languages in which the lesson is available :

English

My lessons are completely personalized: based on your goals (pronunciation, conversation, academic writing or HSK preparation) I prepare authentic materials, recordings for phonetic feedback and role-play activities inspired by real situations.
Each meeting begins with a conversational “warm-up”, continues with targeted exercises and concludes with an independent study plan.

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  • Cosa ti ha fatto appassionare a questa lingua? Origini familiari, interesse personale, un insegnante ispirante o magari un grande amore?

    Il cinese è la mia lingua madre. In realtà, non provengo da una formazione specifica in lingua cinese e, nella vita quotidiana, sono anche una persona piuttosto silenziosa e riservata. Molti anni fa, quasi per caso, ho creato il mio blog e ho deciso di scrivere alcune riflessioni e pensieri sulla vita. Durante questo percorso di scrittura, ho trovato lettori disposti ad ascoltare ciò che avevo nel cuore e ho percepito la forza della lingua e delle parole. È stato anche questo che mi ha portato a guardare la mia lingua madre con maggiore consapevolezza e rispetto.
    In seguito sono venuto in Italia, dove studio Mediazione Linguistica. Attraverso lo studio di diverse lingue, delle loro letterature e culture, ho sperimentato in prima persona quanto il percorso di apprendimento possa essere difficile ma anche ricco di soddisfazione. Proprio per questo desidero trovare il metodo più efficace, adatto a persone diverse, per aiutarle ad acquisire la lingua che vogliono imparare.
  • Quale personaggio, storico o inventato, secondo te rappresenta in pieno la cultura legata a questa lingua?

    Secondo me, nessun personaggio può rappresentare da solo tutta la ricchezza e la complessità della cultura legata alla lingua cinese. Ogni epoca ha i suoi aspetti più belli e anche i suoi limiti, e ogni figura può mostrare solo una parte di questo mondo culturale.

    Se però devo fare qualche esempio, il primo nome che mi viene in mente è Confucio. Il suo pensiero ha influenzato profondamente la cultura cinese e continua ad avere un peso ancora oggi. Il rispetto per gli insegnanti, l’importanza dell’educazione, della famiglia e delle relazioni umane sono tutti elementi che fanno ancora parte della mentalità cinese. Allo stesso tempo, però, ogni tradizione ha anche i suoi lati più rigidi, e alcuni aspetti della cultura confuciana hanno contribuito a rendere il sistema educativo più chiuso e severo. Per questo penso che la cultura cinese sia affascinante proprio perché non è semplice né univoca.

    Un’altra figura molto importante per me è Sanmao, la scrittrice taiwanese. A prima vista può sembrare lontana dalla cultura cinese più tradizionale, perché nella sua vita e nella sua scrittura c’è un forte desiderio di libertà. Proprio per questo, però, la trovo molto rappresentativa: è il segno di un mondo cinese moderno in cui tradizione e libertà convivono, si scontrano e dialogano. Nei suoi testi si sente che la lingua cinese non serve solo a trasmettere regole e valori, ma anche emozioni, sogni, inquietudini e ricerca di sé.

    Se penso invece ai personaggi letterari, mi vengono in mente Jia Baoyu, protagonista del Sogno della camera rossa, e Yang Guo, protagonista del romanzo Il ritorno del condorero. Jia Baoyu rappresenta una sensibilità lontana dall’ossessione per il successo e il prestigio sociale, mentre Yang Guo incarna la ribellione contro i pregiudizi e le convenzioni. Entrambi mostrano che nella cultura cinese non esistono soltanto disciplina e tradizione, ma anche tensione interiore, critica delle regole sociali e ricerca di autenticità.
  • C'è una parola, un'espressione, una tradizione o un'abitudine culturale che ti diverte o ti fa ridere?

    C’è una tradizione cinese: nel primo mese del calendario lunare, secondo una credenza popolare, non bisognerebbe tagliarsi i capelli. Questo perché, in alcune espressioni popolari, l’idea di “eliminare il vecchio” richiama per assonanza l’idea di “eliminare lo zio materno”, e quindi molte persone lo considerano un tabù.

    Dal punto di vista razionale, ovviamente, si tratta più di un gioco linguistico e di una credenza tradizionale che di qualcosa di realmente fondato. Però è proprio questo che me la rende simpatica: mostra quanto, nella cultura cinese, la lingua non sia solo uno strumento di comunicazione, ma possa influenzare anche le abitudini quotidiane e il modo di pensare delle persone.

    Anche se oggi molti giovani non la prendono più sul serio, questa tradizione viene ancora citata scherzosamente.
  • Perché per te è importante parlare questa lingua?

    Per me, questa domanda riguarda anche gli studenti: una lingua è importante non solo perché è “utile”, ma soprattutto perché permette a chi la studia di entrare in contatto con un mondo nuovo.

    Rispetto a molte altre lingue principali, il cinese ha una struttura grammaticale meno rigida in certi aspetti, ma proprio per questo è una lingua molto flessibile e ricca di espressività. Spesso il significato non nasce solo dalla grammatica, ma anche dal contesto, dal tono, dal ritmo e dall’intenzione di chi parla.

    Inoltre, la Cina è un Paese vastissimo, con accenti, varietà linguistiche, abitudini espressive e tradizioni culturali molto diverse tra loro. Questo rende il cinese ancora più vivo e interessante. In un certo senso, il suo fascino sta proprio nel fatto che non è una lingua rigida o uniforme, ma una lingua che cambia, si arricchisce e prende forma anche attraverso i luoghi, la cultura e il modo personale di esprimersi. A chi fosse curioso delle particolarità linguistiche delle diverse regioni cinesi, consiglierei perfino una sitcom come “My Own Swordsman” (Wulin Waizhuan), che fa percepire bene la varietà e il colore della lingua.

    Per questo, per me, parlare cinese è importante non solo per conoscere una lingua straniera, ma anche per comprendere un modo di pensare, un contesto culturale e una forma di espressione umana più sottile e profonda. Se si decide davvero di intraprendere il percorso di studio del cinese e di scoprirne il ritmo, la musicalità e le sfumature, questa lingua può diventare profonda e significativa quanto la propria lingua madre.
  • Qual è, secondo te, la caratteristica più ostica che si incontra nell'apprendimento di questa lingua?

    Per me, l’aspetto più difficile nell’apprendimento del cinese è senza dubbio lo studio dei caratteri. È un percorso lungo, che richiede pazienza e costanza. A differenza di molte lingue alfabetiche, i caratteri cinesi non richiedono solo di memorizzare suono e significato, ma spesso anche la forma, la struttura e il contesto d’uso. Per questo, per molti studenti, questa parte può sembrare lenta e talvolta faticosa.

    Se volessi dare un consiglio molto sincero a chi sta ancora decidendo se iniziare o meno a studiare il cinese, direi: non cominciate solo perché vi sembra una lingua affascinante, ma chiedetevi prima se siete davvero pronti a portare avanti un percorso impegnativo. Perché sì, soprattutto all’inizio, non è una lingua semplice.

    Detto questo, se una persona ha davvero deciso di impararla, il mio consiglio è di non lasciarsi spaventare subito dalla scrittura a mano. In molte situazioni pratiche, saper riconoscere i caratteri, capire quando si ascolta e riuscire a parlare è già un ottimo punto di partenza. Oggi, grazie alla diffusione di video, podcast e contenuti in cinese sia in Cina sia all’estero, è assolutamente possibile iniziare da ascolto e conversazione, per poi passare gradualmente alla lettura e alla scrittura.

    Penso che imparare una lingua non significhi per forza scegliere da subito il percorso più duro. La vita è breve, e anche nello studio bisogna saper usare intelligenza e strategia. Il cinese è certamente una lingua impegnativa, ma con il metodo giusto può dare grandi soddisfazioni.
  • Raccontaci un aneddoto divertente o particolare relativo alla tua formazione o ad una esperienza di lezione!

    Un episodio che ricordo molto bene riguarda una lezione con il mio partner linguistico, Joachim.

    Stavamo cercando di capire la differenza tra due domande che in cinese sembrano simili, ma che in realtà esprimono due idee diverse:
    “多久?” e “多久一次?”
    In inglese potremmo avvicinarle a “How long?” e “How often?”

    Il mio partner linguistico non riusciva a capire perché, in cinese, l’idea di frequenza potesse essere collegata a una struttura che sembra parlare di durata.
    E proprio in quel momento io ero quasi contento, perché ho capito con più chiarezza una cosa importante: ciò che per un madrelingua è naturale, per chi studia la lingua può risultare del tutto illogico o sorprendente. Mi ha aiutato a entrare meglio nella confusione e nelle difficoltà reali di chi impara.

    Mentre cercavo di spiegarglielo, sono finito anch’io in un piccolo labirinto di formulazioni:
    “Ogni quanto torni a casa?”
    “Quante volte torni a casa in una settimana?”
    “Quanti pasti fai in un giorno?”

    A poco a poco mi sono reso conto che, in cinese, quando si chiede la frequenza, spesso si sta in realtà chiedendo: quanto tempo passa tra una volta e la successiva in cui fai la stessa azione.
    Poi però, nella risposta, si usa spesso una struttura più diretta, per esempio:
    “Torno a casa tre volte alla settimana.”
    “Mangio tre pasti al giorno.”

    La parte più divertente, però, è che in cinese esiste anche la domanda “一次多久?”.
    Letteralmente sembrerebbe voler dire qualcosa come “quanto dura ogni volta?”, ma fuori contesto può suonare ambigua e prestarsi a doppi sensi. Per questo scherzo spesso con gli studenti dicendo che imparare il cinese non significa solo studiare parole e grammatica, ma anche imparare il contesto: perché alcune frasi, pur essendo corrette, possono risultare molto… delicate.

    Mi piace molto questo episodio perché mi ricorda che imparare una lingua non significa soltanto memorizzare regole, ma entrare in un modo di pensare, in una sensibilità linguistica e perfino in una forma di umorismo.
    E come insegnante, trovo preziosi proprio questi momenti: la confusione dello studente mi aiuta a capire meglio la mia lingua madre e a insegnarla con più consapevolezza e pazienza.
  • Aiutaci a conoscerti meglio: parlaci delle tue passioni, dei tuoi viaggi, dei tuoi hobby!

    Sono in realtà una persona piuttosto tranquilla. Mi piace stare a casa, scrivere pensieri sparsi e ascoltare musica. Sono attività semplici, ma per me sono molto importanti, perché mi aiutano a mettere ordine nelle emozioni, a osservare la vita e a dialogare con me stesso.

    Allo stesso tempo, però, mi piace anche viaggiare attraverso formule di work exchange, che mi permettono di uscire dalla mia zona di comfort. Non è solo un modo per risparmiare, ma soprattutto un’occasione per vivere un luogo in modo più autentico, andando oltre il semplice turismo “mordi e fuggi”. In questo modo posso entrare in contatto con la vita quotidiana del posto e, lavorando insieme ad altre persone, conoscere e scambiare idee con persone provenienti da tutto il mondo.
  • Cosa ti rende un vero Superprof, oltre alla capacità di parlare ed esprimerti in più lingue?

    Ciò che mi rende un vero Superprof non è soltanto il fatto di parlare più lingue, ma soprattutto le persone che ho incontrato lungo il cammino: i partner linguistici con cui ho fatto scambio, i miei studenti di cinese e i lettori che hanno voluto dedicare tempo ai miei articoli sul blog.

    Senza di loro, probabilmente non avrei mai sentito il bisogno di esplorare davvero una lingua che parlo da tutta la vita. Non mi sarei fermato a chiedermi perché certe espressioni risultino difficili per gli altri, né avrei capito così bene che una lingua non serve solo a trasmettere informazioni, ma anche emozioni, cultura e un vero legame tra le persone.

    Sono stati loro a spingermi a osservare il cinese con più attenzione, a riflettere sull’espressione e sulla comunicazione in modo più profondo. Ed è anche grazie a loro che ho capito che insegnare non significa semplicemente trasmettere conoscenze, ma entrare in un processo di scambio, comprensione reciproca e crescita comune.
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